Libri - Martina Velocci

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Il libro analizza con acuta ironia il tema della ricerca dell’uomo giusto.
Chi è l’uomo giusto per me? Questa domanda unisce le donne di tutto il mondo, dal primo amore, alle pazzie d’amore, all’ultimo amore che ti infrange il cuore, allo stronzo che tutte hanno incontrato.
Martina Velocci ci accompagna con saggezza in un’avventura che le donne leggeranno con partecipazione e gli uomini con curiosità.
Un “saggio sull’amore” simpatico e serio nelle sue riflessioni sull’amore e sulla vita.
Un libro che prende il cuore e la mente.
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Dalla prefazione a cura di Stevka Šmitran:

Martina Velocci, nella sua raccolta Petali d’acciaio, ci introduce in un mondo negato, ostile, nemico. Il titolo stesso è un verso della poesia introduttiva che qui fa da guida al lettore. [...] E c’è un’esplicita urgenza di raccontare se stessi in una catena di poesie senza titolo, come a voler sottolineare che il tono e il ritmo non si distinguono, sono gli stessi dall’inizio alla fine.
Un monologo interiore sussurrato con parole a volte aspre, altre volte amabili, conservando molto di quella indocilità giovanile che rende tutto emozionale. I “petali d’acciaio”, i due contrari che si compenetrano come gli artefici del bene e del male, del sì e del no, sorretti dall’“io” e dal “tu” che qui s’incontrano, s’incendiano, si abbandonano.
La necessità di affinare la propria interiorità nella sofferenza dell’amore incompreso si fa pressante di verso in verso, di pagina in pagina. L’applicabilità del consiglio “penetrate in voi stessi”, che Rilke scrive al giovane poeta signor Kappus, non solo è accertata, ma è il filo conduttore dell’intera raccolta. ... [continua a leggere]



Indizi per la lettura di "Scaglie di vento" di Giorgio Belli

Per avvicinarmi alla poesia di Martina Velocci ho scelto la via più semplice: ascoltare il “respiro” di una decina di “Scaglie di vento”, trascrivendone qui di seguito le suggestioni.

“Non sapevo che l’aria / respirasse tra i germogli delle pietrei>”. È sul respiro del mondo che si apre il discorso poetico di Martina Velocci: sulla metrica lieve della vita, sulla grazia leggera che circola fra i segni della condizione di terrestrità umana. “Germogli” e “pietre” sono le tracce contrastanti della dolcezza e della durezza del vivere, del miracolo della vita che si rinnova e della fissità di una presenza senza cambiamenti né storia. L’ambiguità dell’espressione “germogli delle pietre” riflette l’incertezza inquieta dell’aprirsi al mondo della vita. Il “battito incalzante / dei perché” che scaturirà da questa condizione iniziale è l’eco distorta, dissonante e interiorizzata del “respiro dell’aria” ... [continua a leggere]

 
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